30 Settembre 2017

La prossima tappa è Granada, dove abbiamo trovato all’ultimo minuto un bellissimo mini appartamento nel quartiere di Albaycin, uno dei più antichi della città, fatto di casupole bianche arroccate sulla collina.

Granada

La vista è impareggiabile, con la città ed i suoi tetti e campanili sotto di noi, ma per parcheggiare e muoversi tra i vicoli fatti di ciottoli occorre pazienza e qualcuno che aiuti nelle manovre. Per fortuna avevamo entrambi.

Altre doti indispensabili per godersi Granada dal nostro quartiere sono sicuramente gambe e fiato per muoversi tra rampe e scalinate, capacità che abbiamo affinato nei due giorni di permanenza e che ci sarebbero tornate utili anche in seguito. Appena arrivati in casa, con finalmente una cucina a disposizione e dopo due giorni a base di patate e poco altro, ci siamo preparati un bel piatto di spaghetti aglio e olio! Simona commenta: “più giro il mondo, più mi accorgo delle cose buone che abbiamo in Italia”.

Recuperate le energie usciamo a fare un giro ed a respirare l’atmosfera della città. Granada, da parte sua non si risparmia e ci mostra tutto il suo campionario di opportunità: dal mirador di San Nicolas arrivano le voci e la musica dei ragazzi che si divertono nei piccoli bar con vista sull’Alhambra, intorno a noi strade e muri di un bianco accecante, piante di fico d’india un po’ malandate e la collina di Sacromonte con il suo cuore gitano che si estende verso l’alto.

capiamoci bene

  • Amiamo improvvisare

    Non ci piace fare troppi programmi, in viaggio seguiamo più volentieri la bussola che il navigatore.

  • Capire prima di fotografare

    In viaggio le nostre macchinette sono l’ultimo dei problemi, amiamo prima di tutto guardare, domandare e capire, alla fine se è rimasto tempo fotografiamo.

  • Il cibo prima di tutto

    Per noi un buon piatto vale l’intero viaggio, per questo ci spostiamo seguendo i profumi che vengono dalle case, un piccolo appunto per capirci meglio, siamo vegetariani.

Panoramica di Albaizyn - Granada 2017

Panoramica di Albaizyn – Granada 2017

1 Ottobre 2017

Il primo di ottobre inizia presto per noi. La sveglia è per le 5,30 e ci attende una bella scarpinata per raggiungere l’Alhambra. Abbiamo provato in ogni modo a comprare i biglietti in line o per telefono, ma con un solo giorno di preavviso è impossibile. Ci è stato detto di presentarci alle 6 (l’apertura è alle 8) per acquistare i biglietti.

Attraversiamo in discesa Albaycin e per strada incrociamo quel che rimane della serata: inglesi ubriachi seduti sui marciapiedi a smaltire la sbornia, spagnoli urlanti e un gruppone di signorine in fila per un kebab. Inizia la salita per la fortezza e già il fiato si spezza. Percorriamo un viale alberato con due canali d’acqua che scorre veloce in discesa, molto coreografica, ma non allevia di tanto la fatica. Arrivati in cima, una coppia di giapponesi scende dal taxi davanti a noi e comincia subito a correre verso la fila. Noi proseguiamo al nostro passo, abbastanza fatalisti. Ci mettiamo in coda ad osservare chi ci ha preceduto. C’è gente che ha chiaramente dormito qui, altri con i passeggini, altri che hanno creato un vero e proprio bivacco. È da mezz’ora che siamo arrivati. Sono solo le 7, è buio e lo sarà per un’altra ora, intanto qui siamo già più di cento.

TOURIST TIP:

Concedetevi una fetta di torta in cono da Los Italianos (mai visto niente meno italiano di una torta in un cono), una delle gelaterie più famose della città, un’invenzione deliziosa che diventa la nostra torta di compleanno!

Come andare a visitare l’Alhambra senza averla prenotata mesi prima

METODO ZONZO

1 svegliarsi alle 5 di mattina
2 percorrere la città al buio incontrando i resti umani e materiali della notte brava (degli altri)
3 percorrere, a passo sostenuto, le ripide salite che portano alla biglietteria (no, non ne avete idea)
4 mettersi in coda dietro a persone che hanno chiaramente passato lì la notte
5 primo principio di ipotermia (6 del mattino)
6 arrivano i giapponesi
7 ancora ipotermia
8 loop del punto 6 e 7
9 alle 10 viene dato l’avviso che ci sono sono 120 biglietti disponibili. Ci guardiamo e ci contiamo.
10 alle 10 e 30 scoprire che sarete oggetto della sperimentazione del nuovo sistemata di prenotazione per cui tutto sarà più lento e complicato
11 alle 11 vi fanno passare per andare a fare la coda alle casse, mentre annunciano che sono rimasti solo 20 biglietti
12 coda coda coda
13 da oggi serve il documento, ce l’avete? No!
14 coda paura coda incertezza coda stanchezza coda rabbia
15 va bene anche la scansione della carta d’identità sul telefono
16 ore 11,30 potete entrare e godervi l’Alhambra!!!!

Ovviamente quel che è rimasto di voi e della vostra salute mentale e fisica apprezzerà questo capolavoro dell’ingegno e dell’arte umana!

Scherzi a parte, dopo un po’ di riposo l’abbiamo adorata. È un posto unico al mondo e ne è valsa davvero la pena. Andateci, ma prenotate mesi prima!

Dettaglio dell'Alhambra - Granada

Dettaglio dell’Alhambra – Granada

Dettaglio dell'Alhambra - Granada

Dettaglio dell’Alhambra – Granada

Dettaglio dell'Alhambra - Granada

Dettaglio dell’Alhambra – Granada

Dettaglio dell'Alhambra - Granada

Dettaglio dell’Alhambra – Granada

Dettaglio dell'Alhambra - Granada

Dettaglio dell’Alhambra – Granada

Genalguacil - Malaga

Genalguacil – Malaga

2 Ottobre 2017

Genalguacil è un posto che per impararne il nome ci metti tre giorni , ma poi non lo scordi più per tutta la vita. Anche arrivarci non è una cosa facile, arroccato com’è su una montagna circondata da altre montagne con intorno altre montagne, ma poi ti innamori della strada che stai percorrendo tra boschi di castagni e sughero, caprette che pascolano allegre e immense vallate verdi.

Genalguacil

Conosciuto come il paese museo perché 20 anni fa hanno avuto l’idea di far venire artisti da tutto il mondo e dar loro la libertà di creare tutto quello che volevano. Così un paesino di 500 abitanti, già bellissimo con le sue casupole bianche immerse nel verde è diventato un museo a cielo aperto e ogni estate si anima di turisti e artisti che arrivano da ogni dove. Noi, fortunatamente, ci siamo arrivati ad ottobre e abbiamo trovato solo vecchietti e bambini che giocavano allegri per strada.

Gli abitanti erano così pochi ed il paese così piccolo che per gli avvisi alla cittadinanza usavano un altoparlante in piazza. Alle 19,30 dalla sede municipale si avvisavano tutti gli anziani di trovarsi alle dodici meno un quarto del giorno dopo per la partenza della gita in autobus. Che meraviglia.

La deliziosa casa di Carmen, trovata su Airbnb ha completato il quadretto. Un giorno e una notte in un pacifico pueblo blanco circondati da arte e bellezza: non avremmo potuto chiedere di meglio.

Genalguacil - Malaga

Genalguacil – Malaga

Genalguacil - Malaga

Genalguacil – Malaga

Genalguacil - Malaga

Genalguacil – Malaga

Genalguacil - Malaga

Genalguacil – Malaga

Genualgacil - Malaga

Genualgacil – Malaga

PERDETEVI

I navigatori moderni non sbagliano quasi mai, ma a volte le strade che ci propongono non ci convincono. Così noi giriamo nel verso opposto e, mentre il navigatore è impegnato nei suoi continui ricalcoli, ci capita di scoprire dei posti speciali come Juzcar, ovvero il paese dei Puffi o come dicono in Spagna il pueblo pitufo!
Inizialmente era un pueblo blanco di quasi 300 abitanti, poi venne la Sony e propose al comune di dipingere tutto, chiesa inclusa, di color puffo per promuovere l’uscita del film dei puffi. L’accordo comprendeva anche il ripristino del colore originale, ma gli abitanti presto si accorsero che il nuovo colore portava visitatori e turisti in paese e decisero di tenere tutto color pitufo. Come resistere ad un posto così stravagante? Anche noi ci siamo fermati a bere qualcosa al bar e fare due scatti!

Juzcar - il Pueblo Pitufo - Malaga

Juzcar – il Pueblo Pitufo – Malaga

3 Ottobre 2017

La metà di oggi è Tarifa. Sentiamo di nuovo la mancanza del mare, anche se Genalguacil non è stata niente male: doveva essere una giornata di riposo in una bella casa, qualcosa di intermedio e svogliato e invece ci ha entusiasmato e coinvolto, siamo molto contenti di questo, ma adesso vogliamo toccare il punto più a sud del continente europeo!

Tarifa

Per l’appunto, la città dei surfisti, dove il vento non si ferma mai e dove si incontrano Mediterraneo e Atlantico. Poggiamo tutto in hotel e andiamo dritti a cercare il capo di Isla de las Palomas. Un isolotto collegato da un corto terrapieno sforzato da venti potentissimi. I granelli di sabbia quasi graffiano la pelle, si infilano ovunque e l’acqua dell’oceano arriva a schizzi velocissimi in faccia, ma che spettacolo! Davanti a noi due kite surfers si esibiscono in evoluzioni mozzafiato e una spiaggia enorme ci invita a bagnare i piedi nell’oceano per la prima volta in questo viaggio.

Abbiamo propria la sensazione di essere in un posto speciale: l’atmosfera è rilassata e internazionale. Surfisti e turisti si mischiano con gli abitanti locali che in realtà sono una popolazione mista, fatta di persone che arrivano da ogni angolo del mondo. La città antica offre riparo dai forti venti oceanici con le sue viuzze bianche piene di bar, ristoranti e negozi, ma senza l’impressione di essere in una trappola per turisti. Dettagli arabi e architettura spagnola, come in tutta l’Andalusia, danno un tocco di magia in più. Mangiamo molto bene a Tarifa.

Tarifa - Cadice

Tarifa – Cadice

Tarifa - Cadice

Tarifa – Cadice

TOP 3:

Colazione La Tarifeña, i ringraziamenti inviateceli su grazie@zonzo.studio

Pranzo La Burla, non sforzatevi con le lingue sono italiani

Cena Chilimosa, solo due parole: KEBAB VEGANO

Tarifa - Cadice

Tarifa – Cadice

4 Ottobre 2017

Jerez de la Frontera

io l’avevo sentita nominare solo per il gran premio, Simona neanche per quello. Tutto il resto è stata una graduale scoperta. Prima di tutto quello che ci aspettavamo di più: il clima. Qui ad ottobre si sente ancora l’estate piena. Trentadue gradi di giorno e dei piacevoli venticinque di sera. La bellezza, il carattere e lo spirito del posto, invece, ci hanno stupito. È la città dello sherry e di Tio Pepe che, a giudicare da quanto è venerato, deve essere un po’ parente di tutti!

Una delle 100 vie più belle del Mondo presso la Bodega Gonzales Byass

Una delle 100 vie più belle del Mondo presso la Bodega Gonzales Byass

Ma per oggi niente vino. Ci dedichiamo un bagno arabo ed un massaggio all’hammam Andalusi. Perché non abitiamo vicino ad un posto simile? Perché, anzi, non me abbiamo uno in casa? Passare tra le tre piscine di acqua tiepida, calda e fredda, nel totale relax è qualcosa che rigenera corpo e mente. Nonostante tutta l’atmosfera fosse araba, ci tornano in mente i romani e quanto amassero le terme: una usanza che dovremmo recuperare dai nostri antenati! Noi, nel caso, faremmo sicuramente l’abbonamento mensile.

Per cena andiamo da Mamalupe: un ristorante di autentica cucina messicana dove consumiamo una delle migliori cene del nostro viaggio! Vera cucina messicana, cucinata da messicani. Un cameriere simpaticissimo che ci consiglia ottimi piatti e ci stupisce addirittura con giochi di magia.
Pensavamo di conoscere un po’ la cucina messicana, ma dopo stasera abbiamo scoperto tantissimi nuovi sapori e sfumature, che non dimenticheremo presto.

5 Ottobre 2017

Passare due giorni a Jerez e non visitare le cantine Gonzales-Byass è quasi come andare a Roma senza vedere il Colosseo. Le antiche Bodegas dove dalla fine dell’Ottocento si produce uno dei vini più famosi del mondo, lo sherry Tio Pepe, offrono una delle visite guidate più gettonate dagli amanti del vino da tutto il mondo. Non potevamo perdercela ed è stata davvero interessante! Abbiamo imparato tutto sullo sherry, conosciuto i vitigni, visitato le gigantesche cantine dove lunghe file di botti nere riposano le une sulle altre e nelle quali il vino viene travasato secondo il metodo delle soleras e criaderas. Molte delle botti sono dedicate a grandi personaggi politici, dello sport o dello spettacolo e tantissime sono autografate dagli stessi.

Il vecchio Tio Pepe, che ormai avevamo ribattezzato Zio Peppe, ci sembrava il capo di un impero e a quel punto non vedevamo l’ora di assaggiarlo! Il momento della degustazione è arrivato alla fine visita: peccato che lo sherry ci abbia letteralmente steso. Solo due bicchieri e, con nostro grande stupore, siamo andati KO. Sarà stato complice il grande caldo o la fatica, ma poco dopo ce ne siamo tornati a casa barcollando e siamo andati a dormire prestissimo! Non siamo più i giaguari di ‘na volta.

Bodega Gonzales-Byass - Jerez de la Frontera

Bodega Gonzales-Byass – Jerez de la Frontera

Bodega Gonzales-Byass - Jerez de la Frontera

Bodega Gonzales-Byass – Jerez de la Frontera

6 Ottobre 2017

Eccoci finalmente a Siviglia! Devo aver parlato a Simona per ore ed ore quando, sei anni fa, ci sono stato per la prima volta e ora finalmente siamo qui insieme! Poggiamo i bagagli a casa e usciamo subito in direzione del centro. Mano a mano che ci avviciniamo la città ci trascina nel suo vortice. C’è tanta gente, è vero,  fa molto caldo, ma nonostante tutto ci sentiamo eccitati dall’atmosfera che si respira in città. Abbiamo sempre un vicoletto in cui infilarci quando la calca si fa insopportabile, con la speranza di trovare qualcosa di speciale: proprio in una di queste svolte fortunate ci imbattiamo nel monastero di San Leandro. Entriamo curiosi nel chiostro e scopriamo una porticina girevole con listino prezzi a fianco ed un campanello. All’inizio siamo un po’ titubanti, ma poi decidiamo di suonare. Dal listino scegliamo i muffin e lo “urliamo” alla suora dall’altra lato della ruota dalla quale, dopo pochi secondi, compare un sacchetto di muffin! Poggiamo le nostre 5 euro e giriamo a nostra volta. Dall’altro lato arrivano un grazie e una benedizione e possiamo ripartire increduli e divertiti… e i muffin sono anche deliziosi!

Vamos a tapear!

4 suggerimenti rapidi per una serata gustosa

El rinconcillo
il più antico locale di Siviglia è ancora in attività e sforna tapas deliziose
Perro Viejo
un posto moderno, anche un po’ fighetto, per tapas gourmet. Davvero molto bello
Dos de Mayo
un classico locale sivigliano, affollato, rumoroso, pieno di vita, ma tutto quello che mangerete è delizioso!
Eslava
qui si fa la fila, ma ne vale la pena perchè alcuni di questi piatti sono vincitori di premi prestigiosi. Provate l’uovo sul tortino di funghi: una prelibatezza.

Primitiva Hermandad de la Divina Pastora y Santa Marina de Sevilla

Primitiva Hermandad de la Divina Pastora y Santa Marina de Sevilla

La sorpresa più stravagante arriva a fine serata. A Siviglia c’è la notte bianca e molti musei e posti insoliti sono aperti per l’occasione. Ovviamente noi ci mettiamo in fila davanti ad una chiesa, senza sapere esattamente cosa stiamo per visitare: con nostra grande sorpresa ci fanno entrare nella  sede della confraternita della Primitiva Hermandad de la Divina Pastora y Santa Marina de Sevilla!!! Scopriamo così tantissime curiosità, ci vengono mostrati tutti i ricchissimi paramenti, le bandiere, le decorazioni e tutto quello che viene portato in processione con la Divina Pastora, che sarebbe comunque la Vergine Maria, ma in atteggiamento di “pastora”, per l’appunto, del gregge dei fedeli.

Nel corso della visita ci imbattiamo anche in una collezione che ci lascia un po’ spiazzati: decine e decine si statuette che rappresentano episodi del Vangelo, nelle quali, però, i protagonisti sono raffigurati come bambini… al momento non facciamo troppe domande, ma lungo la strada del ritorno continuiamo a chiederci cosa esattamente avevamo visto!

Primitiva Hermandad de la Divina Pastora y Santa Marina de Sevilla

Primitiva Hermandad de la Divina Pastora y Santa Marina de Sevilla

Real Alcazar - Seville

Real Alcazar – Sevilla

Real Alcazar - Sevilla

Real Alcazar – Sevilla

7 Ottobre 2017

Nel secondo e ultimo giorno decidiamo di visitare l’Alcazar, lo splendido palazzo reale, e Piazza di Spagna con i suoi dintorni.

Come al solito, non troverete qui una guida turistica di questi posti. Sul web e nelle librerie ce ne sono di ottime!

Vogliamo invece dedicare due righe al posto in cui abbiamo passato la nostra ultima notte a Siviglia. Un piccolo baretto, di quelli che definiremmo autentici, chiamato Casa Eme. Pochi metri quadri di pareti piastrellate e tappezzate di quadri religiosi. Birre fresche e tapas semplici ma buone e tanti clienti affezionati che vanno e vengono. Ci siamo ritagliati uno spazietto nel bancone e ci siamo goduti la serata, mentre l’oste segnava le nostre consunzioni sul bancone con un gessetto. La colonna sonora, poi, era fatta di grandi successi italiani degli anni 60, il che ci ha anche permesso di cantare a squarciagola tra un vino tinto e una birra. Adios Siviglia! Non  potevamo immaginare un saluto più spensierato e divertente!

Adios España!